Giornate di scuola -A Multicultural and Inclusive Day-

Oggi è la giornata dedicata all’inclusione e al multiculturalismo.

Ma come si fa a far capire ad un bambino di 6 anni questo concetto così complesso, articolato dalle molteplici sfumature, eppure così attuale, concreto e molto vicino ad ognuno di noi?

Ho pensato che ad un bambino non è necessario parlare di inclusione né di appartenenza, per un bambino è così naturale condividere un momento, un’esperienza, un gioco che non gli viene da chiedersi come mai Filippo  ha una maestra sempre vicino che lo aiuta, oppure Giorgio, che non riesce a parlare, gli è permesso l’uso del Tablet e a lui no.

Molte volte mi stupisco che i bambini non riconoscano la diversità come la intendiamo noi.

Per un bambino,

un  bambino con una disabilità è innanzitutto un BAMBINO,

un bambino di una nazionalità diversa è innanzitutto un BAMBINO,

un bambino di una religione diversa è innanzitutto un BAMBINO

con cui può giocare a palla, fare un disegno, una corsa. 

Per parlare di inclusione l’unica cosa da fare è ragionare con loro su chi sono, per aiutarli a rendersi conto che alcune loro caratteristiche li rendono unici e speciali, e che la ricchezza di ognuno di loro può creare qualcosa di meraviglioso.

Vi racconto il prodigioso viaggio che ho fatto oggi a scuola insieme alle mie colleghe e soprattutto insieme ai bambini della 1 C.

Molti di noi conoscono il famoso racconto di Leo Lionni dove un “Pezzettino” va a alla ricerca della sua parte mancante, del pezzo più grande da cui si è staccato. Va da “Quello-Forte”, da “Chi-Corre”, da “Quello che  Nuota”, da “Quello Saggio” che gli suggerisce di arrivare alla “Isola del Chi-Sono” per capirlo, per conoscersi. Come tutti i viaggi è una grande avventura, e durante il viaggio Pezzettino inciampa e si rompe, scopre così che anche lui è fatto di tanti piccoli pezzi. Per lui è una grande sorpresa scoprire che finalmente “io sono me stesso“, basta avere il coraggio di confrontarsi con gli altri, fare domande partendo per un viaggio senza paura per scoprire chi si è.

A Scuola dopo la lettura del romanzo i bambini lo hanno interpretato recitando i vari personaggi, divisi in gruppi hanno rappresentato, utilizzando alcuni “pezzettini” di carta colorata i protagonisti della storia o altri di loro invenzione.

Poi ci siamo messi in cerchio, tenendo un gomitolo di lana, definito da me come un oggetto preziosissimo che ha il potere di farci esprimere e di farci ascoltare dagli altri, abbiamo iniziato a ragionare sulla parte che li aveva più divertiti, ognuno si esprimeva tenendo il gomitolo di lana rossa stretto a sé, e finito di parlare lo passava al compagno.

Approfittando dell’atmosfera creata abbiamo iniziato a srotolare il filo, tenendo ben saldo il nostro pezzetto dicendo al gruppo, in cosa siamo diversi dagli altri creando la ragnatela dell’Amicizia.

I bambini attraverso il Brainstorming hanno creato delle emozioni inspiegabili a parole. Il filo si è intrecciato diverse volte, si sono creati dei nodi, che abbiamo sciolto con fatica, a volte abbiamo dovuto anche tagliare e ricucire.

Hanno infine disegnato se stessi e la loro barca.

Credo nel linguaggio figurato, non ho spiegato niente, ho vissuto questa esperienza insieme a tutti.

Oggi è stata una giornata preziosa.

Photo By Francesca Cappannari.

-Connessi-

T di Telefoniamoci

Oggi mi sono imbattuta ne “I mercoledì della Lettura”, video messaggi scientifico-divulgativi che la Professoressa Daniela Lucangeli pubblica sulla sua pagina Facebook.

Partendo dal pretesto di scrivere una lettera di gratitudine ai suoi interlocutori, la Professoressa risponde alle loro domande o perplessità attraverso un Alfabeto:T di Telefoniamoci” è una delle sue interessanti risposte che mi ha fatto riflettere.

Come navigante della Rete, da cui attingo tante informazioni, mi ritrovo a fare un articolo sui pericoli della stessa: è un mezzo potentissimo, uno strumento di conoscenza e una risorsa inesauribile, ma anche estremamente attraente e proprio per questo necessita di una maggiore regolazione.

Da una parte credo che la Rete ci offra molti strumenti di conoscenza, alcuni importanti e scientificamente corretti, altri sicuramente discutibili e pericolosi: la facilità con cui chiunque può accedere ad un’informazione sbagliata, diffusa in modo particolarmente veloce e capillare, va disciplinata attraverso l’uso  consapevole di questo mezzo.

Nel video “T di Telefoniamoci”, in questi giorni colpito da diffusione virale , la Professoressa Lucangeli cita l’incipit del film “Sconnessi” di Christian Marazziti:

“Noi tocchiamo lo schermo del telefono 2600 volte al giorno, lo sblocchiamo almeno 80 volte, le volte di cui è davvero necessario usare il telefono sono solo 14!”

Stiamo costantemente con il telefono in mano, aspettando che gli amici virtuali ci diano un segno della loro presenza o vicinanza, oppure interrogando il dispositivo per qualsiasi dubbio ci venga in mente.

Non siamo più abituati all’arte dell’arrangiarsi, di fronte qualsiasi situazione cerchiamo la risposta giusta, quella esatta, e la cerchiamo dal nostro fornitore ufficiale di certezze: il Signor Google.

Da mamma e da professionista mi rendo conto del pericolo che molti di noi non hanno ancora riconosciuto: la dipendenza da tecnologia (pc, cellulari, tablet o quant’altro).

Molto spesso i bambini soffrono di fatica nell’addormentamento, presentano disturbi d’ansia, risultano meno capaci di resistere alla frustrazione e hanno una minor capacità di persistere alla fatica di un compito.

Le cause che comportano lo sviluppo della dipendenza da tecnologia sono molto complesse, non vanno ricercate solo nel tempo trascorso connessi,  ma anche nel comportamento di chi fa un uso eccessivo della tecnologia per dimenticare se stessi e fuggire dalla propria realtà, o dalla noia.

Il bambino che ci vede trascorrere molto tempo davanti al nostro telefono, mentre ci distraiamo interpellandolo nei momenti di noia, ci vede evitare gli unici momenti che passiamo tra noi e noi, facendo passare il messaggio che  da questo oggetto noi traiamo benessere e per questo ne abbiamo bisogno. Per imitazione, diventa naturale anche per il bambino utilizzare quello stesso oggetto per abitudine, creando in lui il bisogno.

Il bisogno diventa abitudineanche dipendenza molto facilmente: il sistema che regola i comportamenti e le abitudini è regolato dal Sistema Dopaminergico,  un circuito chimico che trasmette messaggi per regolare il comportamento.

La dopamina, un neurotrasmettitore del nostro sistema nervoso centrale, è il “messaggero” responsabile della motivazione e del comportamento che ci spinge a cercare una “ricompensa“. Una volta stabilita un’abitudine, questa si lega alla sostanza che l’ha attivata, creando così una dipendenza.

Più un comportamento ci fa stare bene, più quel comportamento è rinforzato dall’interno ed è per questo che regolare i nostri comportamenti è di fondamentale importanza  per il nostro benessere e quello dei nostri figli.

Vi invito a visionare il video, per rifletterci su…

T di Telefoniamoci 🤙

Dal telefono all'ansia.

Pubblicato da Daniela Lucangeli su Mercoledì 17 ottobre 2018