-Connessi-

T di Telefoniamoci

Oggi mi sono imbattuta ne “I mercoledì della Lettura”, video messaggi scientifico-divulgativi che la Professoressa Daniela Lucangeli pubblica sulla sua pagina Facebook.

Partendo dal pretesto di scrivere una lettera di gratitudine ai suoi interlocutori, la Professoressa risponde alle loro domande o perplessità attraverso un Alfabeto:T di Telefoniamoci” è una delle sue interessanti risposte che mi ha fatto riflettere.

Come navigante della Rete, da cui attingo tante informazioni, mi ritrovo a fare un articolo sui pericoli della stessa: è un mezzo potentissimo, uno strumento di conoscenza e una risorsa inesauribile, ma anche estremamente attraente e proprio per questo necessita di una maggiore regolazione.

Da una parte credo che la Rete ci offra molti strumenti di conoscenza, alcuni importanti e scientificamente corretti, altri sicuramente discutibili e pericolosi: la facilità con cui chiunque può accedere ad un’informazione sbagliata, diffusa in modo particolarmente veloce e capillare, va disciplinata attraverso l’uso  consapevole di questo mezzo.

Nel video “T di Telefoniamoci”, in questi giorni colpito da diffusione virale , la Professoressa Lucangeli cita l’incipit del film “Sconnessi” di Christian Marazziti:

“Noi tocchiamo lo schermo del telefono 2600 volte al giorno, lo sblocchiamo almeno 80 volte, le volte di cui è davvero necessario usare il telefono sono solo 14!”

Stiamo costantemente con il telefono in mano, aspettando che gli amici virtuali ci diano un segno della loro presenza o vicinanza, oppure interrogando il dispositivo per qualsiasi dubbio ci venga in mente.

Non siamo più abituati all’arte dell’arrangiarsi, di fronte qualsiasi situazione cerchiamo la risposta giusta, quella esatta, e la cerchiamo dal nostro fornitore ufficiale di certezze: il Signor Google.

Da mamma e da professionista mi rendo conto del pericolo che molti di noi non hanno ancora riconosciuto: la dipendenza da tecnologia (pc, cellulari, tablet o quant’altro).

Molto spesso i bambini soffrono di fatica nell’addormentamento, presentano disturbi d’ansia, risultano meno capaci di resistere alla frustrazione e hanno una minor capacità di persistere alla fatica di un compito.

Le cause che comportano lo sviluppo della dipendenza da tecnologia sono molto complesse, non vanno ricercate solo nel tempo trascorso connessi,  ma anche nel comportamento di chi fa un uso eccessivo della tecnologia per dimenticare se stessi e fuggire dalla propria realtà, o dalla noia.

Il bambino che ci vede trascorrere molto tempo davanti al nostro telefono, mentre ci distraiamo interpellandolo nei momenti di noia, ci vede evitare gli unici momenti che passiamo tra noi e noi, facendo passare il messaggio che  da questo oggetto noi traiamo benessere e per questo ne abbiamo bisogno. Per imitazione, diventa naturale anche per il bambino utilizzare quello stesso oggetto per abitudine, creando in lui il bisogno.

Il bisogno diventa abitudineanche dipendenza molto facilmente: il sistema che regola i comportamenti e le abitudini è regolato dal Sistema Dopaminergico,  un circuito chimico che trasmette messaggi per regolare il comportamento.

La dopamina, un neurotrasmettitore del nostro sistema nervoso centrale, è il “messaggero” responsabile della motivazione e del comportamento che ci spinge a cercare una “ricompensa“. Una volta stabilita un’abitudine, questa si lega alla sostanza che l’ha attivata, creando così una dipendenza.

Più un comportamento ci fa stare bene, più quel comportamento è rinforzato dall’interno ed è per questo che regolare i nostri comportamenti è di fondamentale importanza  per il nostro benessere e quello dei nostri figli.

Vi invito a visionare il video, per rifletterci su…

T di Telefoniamoci 🤙

Dal telefono all'ansia.

Pubblicato da Daniela Lucangeli su Mercoledì 17 ottobre 2018

 

 

Foto-Ripresa

Sono alcuni giorni che cerco di capire quale argomento è il migliore per tornare a scrivere.

Ancora non mi è venuto in mente, tanto che ho già cambiato il titolo tre volte, e iniziato a scrivere di due diversi argomenti.

In verità forse quello di cui devo scrivere è il perché è tanto tempo che non lo faccio più.

Succede che a volte il tempo si ferma, succede quando a casa mentre si sfogliano le fotografie, ci sono dei periodi vuoti: prima foto, periodo senza foto, ancora foto. Questo è stato un periodo senza foto, un periodo in cui sono successe tante cose, ma di cui qui non ho lasciato traccia, i miei pensieri si sono fermati, le riflessioni sono state per un po’ congelate.

Ho lavorato molto ad un progetto a cui credo e conosciuto tante persone. Tante belle persone.

Vi racconto di una donna speciale che ho conosciuto in questo periodo. E’ una donna che lavora, che crede nel suo lavoro, ma che ha una particolare attenzione al lavoro e alla vita delle persone. Ha un’emotività travolgente, sa entrare in empatia con gli altri, senza però farsi travolgere da loro.

Mi ha ricordato che la passione e l’attenzione per le storie degli “altri” mi appartiene, e allora mi sono decisa a riprendere a scrivere in questo spazio.

A quella donna dico GRAZIE!

Credo sia importante condividere le proprie esperienze, credo che ci siano persone che quelle esperienze, quelle parole, scritte in modo sincero, possano in qualche modo servire.

A volte ci si ferma e non si scattano più foto, ma prima o poi si ricomincia, perché di quelle foto ne abbiamo bisogno noi e chi aprirà quel cassetto domani.

 

Dopo la pioggia

G. Rodari

 

Dopo la pioggia viene il sereno,

brilla in cielo l’arcobaleno:

è come un ponte imbandierato

e il sole vi passa, festeggiato.

È bello guardare a naso in su

le sue bandiere rosse e blu.

Però lo si vede – questo è il male –

soltanto dopo il temporale.

Non sarebbe più conveniente

il temporale non farlo per niente?

Un arcobaleno senza tempesta,

questa sì che sarebbe una festa.

Sarebbe una festa per tutta la terra

fare la pace prima della guerra

Auguri a tutti i Papà!

Oggi farò gli auguri a tutti i papà…:

Quelli che si svegliano di notte per scaldare il latte ai loro piccoletti, oppure quelli che in piena notte si alzano per andare a prendere il figlio/a in quel locale, piuttosto che l’altro.

A quei papà che non vedono l’ora di tornare a casa per farsi coccolare dai loro piccoli.

A quei papà che tornano a casa la sera tardi e non riescono a vederli svegli.

A quei papà che vanno a tifare per loro ai campetti…di calcio, tennis, basket ecc.

A quei papà che si interessano di danza, musica, pattinaggio, moda per condividere le passioni delle figlie…

Voglio pensare a quei papà che vorrebbero coccolare i propri figli ma sono lontani, a quei papà che vogliono coccolare i figli, ma non sanno come fare, a quei papà che cercano ogni giorno la chiave per scoprire come riuscire a migliorare…

A quei papà che hanno poco tempo da dedicare ai loro figli per i motivi più diversi.

A quei papà che litigano con le mamme e si sentono in colpa perché avevano in mente un futuro diverso per loro, a quei papà vorrei dire che si può essere dei buonissimi papà anche senza convivere tutti insieme.

A quel papà che ho incontrato oggi che mi ha detto che avrebbe voluto vivere la paternità in modo diverso, più serenamente.

Al papà che è ammalato e che pensa a come poter riuscire a fare tutte le cose che vorrebbe fare.

 

A tutti i papà voglio augurare di condividere con i propri figli tanti istanti, questo è il regalo più grande che possono farsi.

Foto Maestra Paola Regini

Buon 19 Marzo a tutti!

Amico…è?

Oggi mi concentro sull’amicizia.

Qualcosa di cui tutti parlano e di cui tutti hanno esperienza.

“Quanti amici hai su Facebook?”

“Stasera sono a casa di amici….!”

“Vado al bar e aspetto là i miei amici…”

Credo che l’amicizia possa rappresentare per ognuno di noi qualcosa di fondamentale, qualcosa di cui tutti abbiamo bisogno e di cui tutti sentiamo la mancanza.

Gli amici sono le persone che non ti fanno sentire solo, ma sono anche quelli che ti fanno sentire malissimo se si dimenticano di te…

Gli amici sanno come ti piace mangiare la pizza, che gusti metti sul gelato e come prendi il caffè.

Gli amici sanno quando hai bisogno di loro, sanno quando hai bisogno stare solo, sanno anche quando hai voglia di parlare di niente.

Gli amici si stimano, hanno profondo rispetto l’uno per l’altro. Per questo non giudicano, ma ti fanno sapere cosa pensano!

Gli amici sono diversi da te, ma ti assomigliano un po’. Hanno forse quello che a te manca ed è per questo che li ammiri.

Gli amici soffrono se stai soffrendo, gioiscono quando sei felice.

Gli amici hanno voglia di vedersi.

Dal dizionario Treccani: http://www.treccani.it/enciclopedia/amicizia_(Dizionario-di-filosofia)/

[…]

L’a. si distingue poi dalla benevolenza, perché quest’ultima può essere rivolta a sconosciuti e rimanere nascosta, mentre l’a. comporta un rapporto attivo. Più specificamente, l’a. è caratterizzata dalla reciprocità e dal «vivere insieme», cioè dalla comunanza di ideali e di vita: nasce tra uguali che hanno cose in comune. Fondamento dell’a. può essere l’utile o il piacere reciproco, oppure il bene. Nei primi due casi l’amico è amato per quello che di utile o di piacevole proviene da lui, non per quello che egli è. Si tratta di a. rapide e fuggevoli perché le persone non restano sempre uguali, e quando non sono più piacevoli o utili, l’a. cessa.

 

Gli amici ci fanno stare bene perché riflettono come uno specchio ciò che siamo in quel momento; ma ci fanno anche tanto arrabbiare, qualora ciò che stanno riflettendo non ci piace.

E’ dunque il nostro amico che ci sta deludendo o siamo noi stessi che in questo momento non ci piacciamo?

Ma gli amici sanno esserci e far sentire la loro presenza anche quando pensavamo di averli persi.

Quante volte abbiamo pensato che Tizio piuttosto che Caio avrà altro da pensare  e figurarsi se si ricorda di noi, invece no. Eccolo, quando meno ce l’aspettiamo che ti manda un segnale della sua vicinanza, del suo esserci.

L’amicizia ha comunque bisogno di nutrimento.

Forse non tutti siamo portati per essere dei buoni amici, ma credo che l’amicizia possa rappresentare per ognuno qualcosa di diverso.

Per cui credo nell’amicizia, anche a quella di Facebook. Anche quella del tipo che incontro sempre al bar e con cui scambio un commento.

Credo che comunque in assoluto sia capace di dare emozioni positive.

E anche quando fa soffrire ci mette a disposizione lo specchio che riflette qualcosa di noi.

A volte non siamo in grado di ricambiarla, a volte non la riconosciamo.

E’ difficile come difficile sono le cose che riguardano il nostro intimo.

Gli amici sono dei super eroi… Dedico questo mio post ai miei supereroi. Li ringrazio per esserci, per quello che mi danno e per come mi fanno sentire.

Foto di Marzia Sbrollini

 

 

 

 

 

 

 

Convegno Ansia e Stress

Appignano (MC) – Il 2 Febbraio scorso sono stata invitata dall’Ordine degli Avvocati di Macerata ad intervenire al convegno, da loro organizzato, dal titolo: “Avvocati: ansia e stress”.

Devo dire che sono stata molto contenta di aver dato il mio contributo a questa iniziativa, il motivo è molto semplice: oltre alla teoria si è passati alla pratica portando alla platea esempi concreti per trovare strategie efficaci di Coping (termine inglese traducibile con “strategie di adattamento”): Lara Lucaccioni ha presentato lo yoga della risata, Lucia de Luca il teatro, ma soprattutto si è potuto sperimentare un laboratorio con la Scuola di Ceramica Maestri Vasai di Appignano.

L’intervento è iniziato cercando di fare chiarezza distinguendo lo “stress buono” da quello “cattivo”.

L’Eustress (dal greco EU=Buono) aiuta e  spinge l’individuo a migliorare le sue prestazioni. Naturalmente il livello di stress percepito come “motivante” e non minaccioso varia da persona a persona.

Mentre il Distress è il termine per definire i danni dello stress da dolore o eccessivo impegno.

Ho posto l’attenzione sul fatto che mente corpo e cervello sono collegati fra loro a tal punto che azioni dell’uno agiscono inevitabilmente sugli altri.

Il motivo per il quale dovremmo tenere a bada i livelli di stress sono molto importanti perché è solo in questo modo che possiamo ascoltare ciò di cui il nostro corpo ha bisogno, se colpiti da forte Stress sperimentiamo una dispercezione  dei segnali (ovvero non siamo in grado di coglierli), che altrimenti ci aiuterebbero a reagire allo stesso.

In sintesi:

Stress = tensione a cui siamo sottoposti, in grado di trasformare il nostro equilibrio psico-fisico. Immediatamente avviene il coinvolgimento del sistema nervoso-immunitario – ormonale volto a contrastare il cambiamento e ripristinare l’organismo al suo equilibrio.

 

 

 

(Foto di Stefano Montecchiarini e del Comune di Appignano)