Emergenza CoronaVirus

Da qualche settimana dobbiamo imparare a convivere con una nuovo nemico: sappiamo che c’è, ma non lo vediamo. Questo ci spaventa, ci crea ansia, ma può anche succedere che non ci spaventi e non ci crei ansia proprio perché è un nemico invisibile.

 

Emergenza” etimologicamente potrebbe essere una parola buona, che evoca belle sensazioni, ma nella storia è stata associata a catastrofi naturali, a situazioni imprevedibili a cui l’uomo non era pronto. Per questo ci fa paura: non siamo pronti. 

 

E quando non siamo pronti il nostro cervello percepisce paura e si deve riorganizzare cercando di fronteggiare la nuova situazione, che ha un impatto sufficientemente stressante da sopraffare le nostre capacità di adattamento.

 

Il momento che stiamo vivendo è caratterizzato principalmente da una sensazione di vulnerabilità e mancanza di controllo:

sono saltate le nostre certezze, abbiamo nuove regole. Niente scuola per i bambini, niente attività sportiva, per alcuni astensione lavorativa, per altri un surplus di lavoro in condizioni di scarsa sicurezza. 

 

Quando saltano le nostre certezze viviamo come in una bolla, sospesi, e nel caso dell’emergenza CoronaVirus, questa sensazione non è definita, si modifica ad ogni nuovo bollettino: è molto importante cercare di proteggersi cercando di acquisire informazioni in momenti stabiliti della giornata seguendo canali ufficiali, altrimenti sottoponiamo il nostro cervello ad una condizione di allarme continuo, dove la paura e l’irrazionale prenderanno il sopravvento.

Paura, isolamento sociale e perdita della routine ci obbligano costantemente a riorganizzarci.

Cosa possiamo fare?

  1. Innanzitutto attenersi scrupolosamente alle linee guida fornite dal Ministero della Sanità e nel piccolo alle indicazioni che ci vengono date dalle amministrazioni comunali e regionali.
  2. E’ importante ricordare se e quando abbiamo provato la stessa sensazione di paura e smarrimento, così da mettere a fuoco quali sono le nostre risorse, il nostro modo di affrontare il problema: se ce l’abbiamo fatta una volta, ce la faremo ancora.

 

Come fare con i bambini?

E’ importante non sovraesporli alle informazioni non adatte al loro grado di comprensione e non lasciarli mai soli mentre guardiamo immagini telegiornali o video di ogni genere.

I bambini per sentirsi al sicuro hanno bisogno di adulti che si sentono sicuri. Percepiscono però i comportamenti incongruenti cioè se gli adulti dicono di essere sicuri e poi il loro comportamento esprime esattamente il contrario (magari cercando continue informazioni, facendo scorte alimentari, mostrandosi nervosi) i bambini possono domandarsi se fanno bene a credere nell’adulto: la fiducia è fondamentale per la sicurezza!

Per gli insegnanti:

La routine è saltata!

Ma c’è la didattica a distanza.

E’ importante rassicurare i nostri alunni, inviare loro messaggi positivi e comunicare vicinanza emotiva.

Mantenere una routine: è importante stabilire degli orari e inviare e farsi inviare compiti in un tempo prestabilito, cerchiamo di regolare il carico operativo a seconda della fascia di età e di competenza di ciascuno.

La didattica a distanza è un’opportunità, ma non significa incollarci e far incollare bambini e genitori davanti ad uno schermo per ore al giorno. Non tutti hanno un computer e molti utilizzano il cellulare, i bambini non vanno lasciati soli mai davanti ad un dispositivo.

Le famiglie non sono abituate a questa modalità di didattica, cerchiamo di familiarizzare gradualmente con questo nuovo modo. La scuola ha il dovere di garantire l’istruzione e dal sito del Miur si legge:

“Digitale e innovazione possono rappresentare, se utilizzate nel modo giusto, risorse preziose per migliorare la vita dei cittadini – dichiara Paola Pisano, Ministra per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione –. Oggi l’Italia è chiamata ad affrontare un momento di emergenza sanitaria senza precedenti. Anche in questo contesto difficile, l’innovazione può dare il suo contributo, se non a ritrovare la normalità forzatamente perduta, almeno a trovare una quotidianità diversa nella quale non dover rinunciare a lavorare, a informarsi, a fare la spesa, alla propria socialità e, specie per i più piccoli, al gioco, alla formazione, all’istruzione”.

Si legge “L’innovazione può dare il suo contributo” ma sta ad ogni docente che conosce il contesto di provenienza di ogni alunno, calare l’innovazione nella sua didattica.

Forzare in questo momento qualcosa di nuovo significa creare una nuova emergenza nel senso negativo del termine.

Cosa fare allora?

Utilizziamo le piattaforme ma semplifichiamo la didattica e curiamo il rapporto con i ragazzi sosteniamoli in uno dei momenti più difficili della storia contemporanea.

Penso soprattutto alla scuola primaria dove anche io sono docente. Ogni anno ci occupiamo di ampliare l’offerta formativa dei ragazzi con progetti ed esperti che li aiutano al raggiungimento delle “Competenze”. La scuola primaria viene definita nei testi programmatici “un ambiente educativo e di apprendimento: ha sia funzionalità didattiche che educative. E’ impossibile dividere questi due aspetti perché l’apprendimento avviene in un contesto sociale e di relazioni interpersonali in cui ogni attore educa e viene educato”.

Secondo me è fondamentale che il docente cambi il suo punto di vista in questo momento. Può guidare l’apprendimento, e deve favorirlo rispettando il nuovo contesto sociale e di relazione in cui in questi giorni i nostri alunni sono inseriti: la loro famiglia. 

Dobbiamo calibrare la didattica cercando strategie di insegnamento nuove, che possano passare per l’esperienza. Ad esempio un bambino di prima e seconda può “per compito” giocare a carte con il nonno/a e così allenarsi nel calcolo mentale e comprendere che a volte alcune carte hanno un valore simbolico. Ancora un esempio: proviamo ad utilizzare “fonti orali” e cerchiamo informazioni di come avevano fatto i nostri nonni, quando a loro era successo quello che sta succedendo a noi in questo momento. I bambini più grandi potrebbero fare una ricerca o scrivere un testo storico, magari usando un documento di Google condiviso in cui i docente può aiutare a formalizzare una scrittura corretta sintatticamente (per l’ortografia ci sono le correzioni automatiche!).

Per concludere questa mia lunga riflessione direi di prenderci del tempo, respirare e cercare di trovare in noi un senso di consapevolezza, che ci riporta ad affrontare le situazioni momento per momento. 

Utilizziamo tecniche di rilassamento respiratorie, concentriamoci sulle cose da fare una alla volta.

Se proprio l’ansia ci afferra, cerchiamo il confronto con qualcuno di cui ci fidiamo.

Cerchiamo di fare pensieri incoraggianti e di sostegno, il pensare positivo aiuterà anche le nostre difese immunitarie.  

Ministero della Salute: http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus

Istituto Superiore di Sanità: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/